Agriturismo “costruito” non a norma: crolla lo sconto fiscale

Agriturismo “costruito” non a norma: crolla lo sconto fiscale

La Ctr Piemonte ha stabilito che l’illegittimità del piano regolatore generale, che prevede la costruzione di immobili ad uso agriturismo, si ripercuote sulla concessione edilizia che autorizza la costruzione di immobili a tale uso destinati e, di conseguenza, sulla sussistenza dei requisiti per godere delle agevolazioni destinate a tali attività.
Questo il principio di diritto contenuto nella sentenza n. 215, depositata il 12 aprile 2021.

I fatti in causa e il ricorso di primo grado
Al centro della vicenda, vi era un avviso di accertamento, con cui un ufficio piemontese dell’Agenzia delle entrate aveva contestato a un contribuente la sussistenza dei requisiti per godere delle agevolazioni spettanti a chi esercita l’attività di agriturismo sotto plurimi profili.
In particolare, la ripresa fiscale si basava, oltre che su presunti errori nella ricostruzione reddituale e nella modalità accertativa utilizzata, sulla circostanza che fosse utilizzato, per l’agriturismo, un edificio costruito ex novo, non derivante dal recupero del patrimonio edilizio rurale preesistente.
Secondo il contribuente, che avanzava le proprie rimostranze avanti alla Ctp di Cuneo, l’Agenzia delle entrate avrebbe errato, oltre che per ragioni di merito inerenti le riprese impositive, perchè non aveva considerato che esisteva una regolare concessione edilizia rilasciata dal Comune in questione, in base al piano regolatore dell’epoca, che permetteva la costruzione di locali nuovi da destinarsi all’attività di agriturismo. Il titolo, specificava la parte privata, era stato validamente rilasciato e non era stato mai revocato.

La decisione di primo grado
La Ctp di Cuneo, nell’accogliere il ricorso, oltre a concordare con il contribuente circa le eccezioni sul merito del recupero, escludeva di poter, anche solo incidenter tantum, disapplicare la concessione del Comune di cui trattavasi, sulla cui base era stato costruito l’edificio che era stato poi adibito ad agriturismo, anche se la normativa regionale e statale vigente escludeva che gli agriturismi potessero utilizzare edifici di nuova costruzione.
In sostanza, secondo il Collegio provinciale, il potere di disapplicazione previsto dall’articolo 7, comma 5, Dlgs n. 546/1992, riguarderebbe esclusivamente la potestà di accertare incidenter tantum (senza efficacia di giudicato) l’illegittimità dell’atto generale o regolamentare, che ha rilievo in via indiretta, e decidere, perciò, la controversia come se esso non fosse stato emanato.
E, da tale potere di disapplicazione, sarebbe escluso l’atto di concessione edilizia, che non ha natura di atto generale o di regolamento, giacché la concessione edilizia deriva dal Prg, ma è attributiva di un diritto, sia pure compresso a certi effetti, o comunque ricognitiva di un diritto connesso a quello primario di proprietà, che si attribuisce a un unico soggetto: l’atto in questione, quindi, non presenterebbe le caratteristiche di generalità e astrattezza e non si rivolgerebbe a una platea indifferenziata di destinatari, bensì a un unico beneficiario.

La sentenza della Ctr Piemonte
La vertenza, a seguito di gravame dell’ufficio, finiva avanti alla Ctr del Piemonte, che mostra di convenire – al contrario del Collegio di prime cure – con la prospettazione erariale.
La Ctr, per quanto ci occupa, premette che la potestà di disapplicazione, prevista dall’articolo 7, comma 5, Dlgs n. 546/1992, comporta che “le Commissioni Tributarie, se ritengono illegittimo un regolamento o un atto generale rilevante ai fini della decisione, non lo applicano, in relazione all’oggetto dedotto in giudizio, salva l’eventuale impugnazione nella diversa sede competente” ma questo non implica che la valutazione della Commissione si debba arrestare al solo atto generale.
Difatti, sussiste giurisprudenza amministrativa consolidata, secondo cui, quando vi è una consequenzialità necessaria tra due provvedimenti sia sotto l’aspetto strutturale che funzionale, “l’illegittimità ed il conseguente annullamento dell”atto presupposto determinano l’illegittimità di quello conseguente, venendo meno la situazione giuridica che costituisce la condizione unica e necessaria per la sua legittima esistenza (c.d. invalidità derivata): l’annullamento del provvedimento presupposto si ripercuote su quello presupponente, che è travolto e caducato. Ed invero, l’atto presupposto è fondamento esclusivo di quello applicativo, nel senso che l’esistenza e la validità del primo sono condizioni necessarie affinché il secondo possa legittimamente venire ad esistenza” (cfr. Consiglio di Stato, sez III, ud. 15 ottobre 2020, dep. 10/11/2020).

Il caso di specie
I giudici regionali osservano, poi, che, nel caso in questione, non sussista un riferimento all’annullamento o alla declaratoria di invalidità degli atti generali o particolari emessi dalla Pa, ma al potere di disapplicazione proprio del giudice tributario, che legittimamente e per le finalità del giudizio tributario ben può e deve, incidenter tantum, valutare i profili di legittimità degli atti e disapplicarli, se del caso, quando quei profili siano riconosciuti.
Ebbene, l’illegittimità per violazione di legge del Prg del Comune in questione – atto generale – si ripercuote sulla legittimità della concessione edilizia, che trova nel primo la sua unica ragion d’essere.
In particolare, il Prg prevedeva la possibilità di nuove costruzioni da adibire ad agriturismo in contrasto con la legge regionale e quella statale che, invece, postulavano che l’agriturismo potesse utilizzare solo costruzioni preesistenti nel fondo agricolo (cfr. articolo 5, comma 4, L.R. n. 38/1995 e articolo 3 legge n.. 96/2006).
E non è controverso – secondo la Ctr – che tale previsione del Prg fosse illegittima tant’è che il Prg era stato poi modificato ma non è neppure dubitabile che tra la previsione illegittima del Prg e la concessione edilizia che autorizzava la costruzione dell’immobile a fini di agriturismo vi fosse un nesso strumentale e funzionale: intanto, questa nuova costruzione viene autorizzata dal provvedimento amministrativo di concessione in quanto il Prg – proprio per quella ragione – lo prevedeva.

Dall’illegittimità del Prg all’illegittimità della concessione
In sostanza, chiosa la Ctr, l’illegittimità del Prg si riverbera necessariamente sulla concessione edilizia: è, infatti, rilevante notare che la concessione era subordinata proprio all’impegno a mantenere la destinazione a uso agriturismo dell’edificio e quella concessione edilizia non poteva essere rilasciata se non per il fatto che il Prg illegittimo lo prevedeva.
A nulla rileva ai fini tributari – in conclusione – che la concessione non fosse stata annullata dall’autorità amministrativa perché quel che consta ai fini tributari – e per la sussistenza del trattamento agevolativo previsto per chi gestisce un agriturismo – è la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge e, nella specie, che si utilizzi edifici esistenti nel fondo preesistenti e non immobili costruiti ad hoc.
In definitiva, ai fini fiscali non ricorrevano le condizioni perché potesse operare un agriturismo con i benefici tributari che la normativa tributaria gli riconosceva: da qui, l’accoglimento dell’appello erariale da parte de Collegio piemontese.



Fonte: https://www.fiscooggi.it/ Vai all’articolo originale

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